Lorusso Editore

Esce ad aprile COSA C'È DOPO IL MARE, romanzo di Patrizia Fiocchetti ambientato tra le donne migranti sulla rotta balcanica e nei campi profughi greci

Notizie

Il catalogo

  • Cosa c’è dopo il mare

    A partire da 2,99

    Nilufar, studentessa iraniana impegnata nelle proteste contro il regime degli ayatollah.
    Leila, attivista, ex combattente di una formazione laica contro Assad.
    Ada, operatrice sociale di Roma nel campo delle migrazioni e volontaria nella cooperazione internazionale, da poco disoccupata.
    Tre destini, tre donne separate dai confini e dalla geopolitica internazionale, di età e culture diverse, ma accomunate da un sentire profondo che le porta a non voltarsi dall’altra parte di fronte alle ingiustizie, anche se il prezzo da pagare è alto in termini personali, a volte altissimo.
    Le loro vite si incontreranno in un campo profughi alla periferia della fortezza Europa, in un’isola greca circondata dall’indifferenza delle istituzioni, dall’ostilità crescente di parte della popolazione. E dal mare.
    Quel mare azzurro, terribile e meraviglioso di fronte al quale si pongono i pensieri e i desideri dei bambini e delle bambine che in quel campo vivono, crescono e invecchiano precocemente, chiedendosi cosa ci sia oltre.
    Cosa c’è dopo il mare.

    «Sara, voliamo via da qui? Voliamo via insieme a vedere cosa c’è dopo il mare?».
    Lei lo scrutò. «Tu dici che ci riusciamo?» chiese.
    Alì non ebbe alcuna titubanza. «Io e te insieme, sì».

    Patrizia Fiocchetti per più di vent’anni ha lavorato con i rifugiati politici. Ha pubblicato Afghanistan fuori dall’Afghanistan (Poiesis ed. 2013, con Enrico Campofreda) e Variazioni di Luna – Donne combattenti in Iran, Kurdistan, Afghanistan (Lorusso Editore, 2016) e ha partecipato ai libri Una mattina ci siam svegliate (Round Robin, 2015), Si può ancora fare (Safarà, 2016) e Fuoco! (Red Star Press, 2018). Ha pubblicato articoli con Il Manifesto e le riviste Laspro, Confronti e Guerre e Pace.

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    Cosa c'è dopo il mare

    A partire da 2,99
  • Ryu – L’esperienza delle prime cose

    A partire da 2,99

    Il tempo è così ricco di storie mai raccontate che si sono perse nel buio come i sogni degli animali nelle tane, in una notte qualsiasi del mondo.
    Noi non siamo altro che piccoli recipienti in confronto alla vastità delle cose successe, che ancora riecheggiano e vivono, agendo senza essere viste

    Eleanna, giovane infermiera da poco assunta in una casa di riposo nella periferia romana, svolge il suo lavoro con professionalità ma si sente fuori posto, al lavoro come nella vita.
    Ryu è un anziano ospite della struttura, non ha un vero nome e nessuno conosce il suo passato. È giunto nella Residenza come dal nulla e passa le sue giornate su una panchina, perso nei suoi pensieri.
    Eleanna e Ryu creeranno un legame intessuto sulla trama dei racconti del vecchio, calati in un tempo remotissimo e impossibile, prima della Storia, in cui gli umani guardavano alla Natura come all’altra faccia dello specchio di se stessi, in cui il gruppo di nomadi era solidale e i bambini presi per mano dagli anziani.
    Un’epoca d’oro o soltanto il ricordo mitizzato dell’infanzia dell’umanità?
    Ryu – L’esperienza delle prime cose è un romanzo poetico, filosofico, esistenziale, ma allo stesso tempo radicato nell’esistenza concreta dei personaggi che lo animano, e pone domande che vanno alla radice del nostro vivere sociale.

    Marco Saverio Loperfido, scrittore e camminatore di lunghi tragitti, considera il cammino una forma di conoscenza profonda del mondo e di sé. Ha pubblicato, come testi di narrativa di viaggio, Il giro della Tuscia in 80 giorni, Umbria: passaggi a sud-ovest, Le lucertole ricominciano a Friburgo e La luce assoluta dell’Etiopia – Esperienze di montagnaterapia, edito da Lorusso Editore e i romanzi Claude Glass, Memorie di un bugiardo, Cronache metafisiche e La seconda forma del sogno.
    Ha inoltre pubblicato articoli su riviste, saggi in volumi e la monografia sociologica La morte altrove – Il migrante al termine del viaggio.
    Nel 2017 ha percorso, insieme alla fotografa Marina Vincenti e al cane Bricco, 2400 chilometri a piedi, da Chia (VT) al Parlamento Europeo di Bruxelles, un cammino denominato Paese Europa, per promuovere il progetto di libera condivisione dei sentieri italiani Ammappalitalia.it, di cui è ideatore. Nel 2018 ha guidato un gruppo di ex-detenuti in un cammino di 900 chilometri nel sud Italia, per un progetto di reinserimento sociale, andato in onda su Rai3 nella docuserie Boez – Andiamo via.

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    Ryu - L'esperienza delle prime cose

    A partire da 2,99
  • Valerio Verbano – Una ferita ancora aperta

    A partire da 3,99

    Il 22 febbraio 1980 tre uomini armati, con il volto coperto, entrano in casa di Valerio Verbano, nel quartiere di Montesacro a Roma. Valerio, che non ha ancora compiuto 19 anni, non è a casa. I tre legano e imbavagliano Carla e Sardo, genitori di Valerio, e attendono che il ragazzo arrivi.
    Quel giorno Valerio, giovane militante autonomo, muore, ucciso da un proiettile calibro 38. Da allora, non è mai stata trovata una verità giudiziaria sull’omicidio. Ma esiste una verità storica e politica che è sempre stata chiara per i compagni e le compagne di Valerio: a ucciderlo sono stati i fascisti.
    Il movente sta, probabilmente, nelle sue ricerche sul neofascismo a Roma – incluso quello armato dei Nuclei Armati Rivoluzionari e di Terza Posizione – dei suoi legami con le istituzioni e la criminalità, che Valerio registrava in documenti che diventeranno noti come “il dossier Verbano”.
    Un dossier che si riteneva scomparso, distrutto, come tante, troppe prove grazie alle quali forse si sarebbero potuti trovare gli assassini di Valerio e che, per incuria o per complicità, sono state fatte sparire. E invece quel dossier è ricomparso.
    L’omicidio di Valerio Verbano è una delle pagine più feroci in anni in cui la violenza fascista esplodeva per strada e nella strategia delle stragi di Stato. Questo libro ripercorre la vita di Valerio Verbano, la sua militanza politica, il contesto storico e infine i lunghi anni di indagini e di istruttorie. Riporta fonti di prima mano, documenti giudiziari, interviste a chi ha conosciuto Valerio Verbano e ha vissuto quegli anni. Racconta l’impegno di sua madre Carla nella ricerca della verità e di chi porta avanti il nome di Valerio Verbano.
    La nuova edizione del libro di Marco Capoccetti Boccia ci aggiorna sullo stato delle indagini, riaperte nel 2011 e giunte oggi a un momento cruciale, tra la possibilità della loro chiusura o di una loro svolta.

    Marco Capoccetti Boccia (1973) è nato a Roma, dove vive e lavora come educatore per l’infanzia e insegnante di arti marziali. Si è laureato in Storia Contemporanea con una tesi su Valerio Verbano. Ha pubblicato la raccolta di poesie Territori occidentali (Edizioni Oppure, 1999), le raccolte di racconti Non dimenticare la rabbia (Agenzia X, 2009) e Scontri di piazza (Lorusso, 2012).
    La prima edizione di Valerio Verbano – Una ferita ancora aperta è stata pubblicata nel 2011 da Castelvecchi Editore.

    PRESENTAZIONI CON L’AUTORE E INIZIATIVE

    • Venerdì 7 febbraio h. 19 Csa Astra (via Capraia 19); con l’autore interverranno Nunzio D’Erme, Stefania Fattori, Bruno Papale e Carla Pintucci – A seguire cena sociale a sostegno delle spese della mobilitazione antifascista
    • Mercoledì 12 febbraio h. 19 Sweet Bunch (via Casilina)
    • Sabato 15 febbraio h. 18.30 Csoa La Strada
    • Domenica 16 febbraio h. 18 Csoa Forte Prenestino
    • Mercoledì 19 febbraio h. 17.30 Biblioteca Ennio Flaiano (via Monte Ruggero 39)
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    Valerio Verbano - Una ferita ancora aperta

    A partire da 3,99
  • Di morire libera – La vita ardente di Michelina Di Cesare, briganta

    A partire da 4,99

    Sono quella che non voleva una vita sottomessa. Sono quella che non ha potuto crescere i suoi figli. Non abbiate pietà di me, la mia vita l’ho scelta e l’ho vissuta, e sapevo pure come sarebbe finita.
    Andava bene anche di morire, ma di morire libera.

    1860. Con l’invasione del Regno delle Due Sicilie l’Italia è stata appena unificata sotto la monarchia sabauda. Quando diventa chiaro che Francesco II di Borbone non tornerà più sul trono di Napoli, tutti coloro che hanno combattuto fino a quel momento credendosi militari clandestini diventano “briganti” e vengono relegati ai margini della società, braccati e piegati. Tra questi c’è una donna, destinata a diventare un’icona di quell’era. Si chiama Michelina Di Cesare.
    Di lei si tramandano foto false realizzate in studio con una modella, a soddisfare la famelica curiosità voyeuristica del tempo, che con triste ironia diventano – e restano fino a oggi – il simbolo di una rivolta in chiave femminile agli abusi sabaudi. Ma l’unica vera foto di Michelina è un’immagine terribile, che la ritrae dopo l’uccisione, a seno scoperto e incinta.
    Ma chi era davvero questa donna? Qual è la sua parabola e perché è necessario salvarla dall’oblio?
    Monica Mazzitelli ricostruisce la storia epica e vera di una donna memorabile, in un romanzo incalzante, modernissimo, a tratti sanguinoso e lurido, femminista e anarchico, potente e scritto «con le lacrime sempre in tasca».

    Introduzione di Vincenzo Di Brango

    Monica Mazzitelli è nata a Roma nel 1964 e vive a Göteborg (Svezia). Scrittrice e regista, ha pubblicato un romanzo per Rizzoli alcuni anni fa (sotto pseudonimo), ha curato l’antologia Tutti giù all’inferno (Giulio Perrone Editore), è caporedattrice di La poesia e lo spirito, e ha tenuto il blog Tu, quore! per l’Unità. Ha pubblicato racconti in vari volumi e ha collaborato con importanti testate con articoli, racconti e recensioni, tra le quali Nazione Indiana, Carta, Diario, Accattone, Micromega.
    Come regista ha diretto Dignity, documentario pluripremiato, insieme a altri due cortometraggi, Midsommar e The Coltrane Code, selezionati per oltre un centinaio di festival internazionali.
    Nel 2002 ha fondato il gruppo de iQuindici, costola della Wu Ming Foundation, che ha diretto fino al 2009.

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    Di morire libera - La vita ardente di Michelina Di Cesare, briganta

    A partire da 4,99
  • A partire da 2,99

    Nilufar, studentessa iraniana impegnata nelle proteste contro il regime degli ayatollah. Leila, attivista, ex combattente di una formazione laica contro Assad. Ada, operatrice sociale di Roma nel campo delle migrazioni[...]

    Cosa c’è dopo il mare

    A partire da 2,99

    Nilufar, studentessa iraniana impegnata nelle proteste contro il regime degli ayatollah.
    Leila, attivista, ex combattente di una formazione laica contro Assad.
    Ada, operatrice sociale di Roma nel campo delle migrazioni e volontaria nella cooperazione internazionale, da poco disoccupata.
    Tre destini, tre donne separate dai confini e dalla geopolitica internazionale, di età e culture diverse, ma accomunate da un sentire profondo che le porta a non voltarsi dall’altra parte di fronte alle ingiustizie, anche se il prezzo da pagare è alto in termini personali, a volte altissimo.
    Le loro vite si incontreranno in un campo profughi alla periferia della fortezza Europa, in un’isola greca circondata dall’indifferenza delle istituzioni, dall’ostilità crescente di parte della popolazione. E dal mare.
    Quel mare azzurro, terribile e meraviglioso di fronte al quale si pongono i pensieri e i desideri dei bambini e delle bambine che in quel campo vivono, crescono e invecchiano precocemente, chiedendosi cosa ci sia oltre.
    Cosa c’è dopo il mare.

    «Sara, voliamo via da qui? Voliamo via insieme a vedere cosa c’è dopo il mare?».
    Lei lo scrutò. «Tu dici che ci riusciamo?» chiese.
    Alì non ebbe alcuna titubanza. «Io e te insieme, sì».

    Patrizia Fiocchetti per più di vent’anni ha lavorato con i rifugiati politici. Ha pubblicato Afghanistan fuori dall’Afghanistan (Poiesis ed. 2013, con Enrico Campofreda) e Variazioni di Luna – Donne combattenti in Iran, Kurdistan, Afghanistan (Lorusso Editore, 2016) e ha partecipato ai libri Una mattina ci siam svegliate (Round Robin, 2015), Si può ancora fare (Safarà, 2016) e Fuoco! (Red Star Press, 2018). Ha pubblicato articoli con Il Manifesto e le riviste Laspro, Confronti e Guerre e Pace.

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  • A partire da 2,99

    Il tempo è così ricco di storie mai raccontate che si sono perse nel buio come i sogni degli animali nelle tane, in una notte qualsiasi del mondo. Noi non[...]

    Ryu – L’esperienza delle prime cose

    A partire da 2,99

    Il tempo è così ricco di storie mai raccontate che si sono perse nel buio come i sogni degli animali nelle tane, in una notte qualsiasi del mondo.
    Noi non siamo altro che piccoli recipienti in confronto alla vastità delle cose successe, che ancora riecheggiano e vivono, agendo senza essere viste

    Eleanna, giovane infermiera da poco assunta in una casa di riposo nella periferia romana, svolge il suo lavoro con professionalità ma si sente fuori posto, al lavoro come nella vita.
    Ryu è un anziano ospite della struttura, non ha un vero nome e nessuno conosce il suo passato. È giunto nella Residenza come dal nulla e passa le sue giornate su una panchina, perso nei suoi pensieri.
    Eleanna e Ryu creeranno un legame intessuto sulla trama dei racconti del vecchio, calati in un tempo remotissimo e impossibile, prima della Storia, in cui gli umani guardavano alla Natura come all’altra faccia dello specchio di se stessi, in cui il gruppo di nomadi era solidale e i bambini presi per mano dagli anziani.
    Un’epoca d’oro o soltanto il ricordo mitizzato dell’infanzia dell’umanità?
    Ryu – L’esperienza delle prime cose è un romanzo poetico, filosofico, esistenziale, ma allo stesso tempo radicato nell’esistenza concreta dei personaggi che lo animano, e pone domande che vanno alla radice del nostro vivere sociale.

    Marco Saverio Loperfido, scrittore e camminatore di lunghi tragitti, considera il cammino una forma di conoscenza profonda del mondo e di sé. Ha pubblicato, come testi di narrativa di viaggio, Il giro della Tuscia in 80 giorni, Umbria: passaggi a sud-ovest, Le lucertole ricominciano a Friburgo e La luce assoluta dell’Etiopia – Esperienze di montagnaterapia, edito da Lorusso Editore e i romanzi Claude Glass, Memorie di un bugiardo, Cronache metafisiche e La seconda forma del sogno.
    Ha inoltre pubblicato articoli su riviste, saggi in volumi e la monografia sociologica La morte altrove – Il migrante al termine del viaggio.
    Nel 2017 ha percorso, insieme alla fotografa Marina Vincenti e al cane Bricco, 2400 chilometri a piedi, da Chia (VT) al Parlamento Europeo di Bruxelles, un cammino denominato Paese Europa, per promuovere il progetto di libera condivisione dei sentieri italiani Ammappalitalia.it, di cui è ideatore. Nel 2018 ha guidato un gruppo di ex-detenuti in un cammino di 900 chilometri nel sud Italia, per un progetto di reinserimento sociale, andato in onda su Rai3 nella docuserie Boez – Andiamo via.

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  • A partire da 3,99

    Il 22 febbraio 1980 tre uomini armati, con il volto coperto, entrano in casa di Valerio Verbano, nel quartiere di Montesacro a Roma. Valerio, che non ha ancora compiuto 19[...]

    Valerio Verbano – Una ferita ancora aperta

    A partire da 3,99

    Il 22 febbraio 1980 tre uomini armati, con il volto coperto, entrano in casa di Valerio Verbano, nel quartiere di Montesacro a Roma. Valerio, che non ha ancora compiuto 19 anni, non è a casa. I tre legano e imbavagliano Carla e Sardo, genitori di Valerio, e attendono che il ragazzo arrivi.
    Quel giorno Valerio, giovane militante autonomo, muore, ucciso da un proiettile calibro 38. Da allora, non è mai stata trovata una verità giudiziaria sull’omicidio. Ma esiste una verità storica e politica che è sempre stata chiara per i compagni e le compagne di Valerio: a ucciderlo sono stati i fascisti.
    Il movente sta, probabilmente, nelle sue ricerche sul neofascismo a Roma – incluso quello armato dei Nuclei Armati Rivoluzionari e di Terza Posizione – dei suoi legami con le istituzioni e la criminalità, che Valerio registrava in documenti che diventeranno noti come “il dossier Verbano”.
    Un dossier che si riteneva scomparso, distrutto, come tante, troppe prove grazie alle quali forse si sarebbero potuti trovare gli assassini di Valerio e che, per incuria o per complicità, sono state fatte sparire. E invece quel dossier è ricomparso.
    L’omicidio di Valerio Verbano è una delle pagine più feroci in anni in cui la violenza fascista esplodeva per strada e nella strategia delle stragi di Stato. Questo libro ripercorre la vita di Valerio Verbano, la sua militanza politica, il contesto storico e infine i lunghi anni di indagini e di istruttorie. Riporta fonti di prima mano, documenti giudiziari, interviste a chi ha conosciuto Valerio Verbano e ha vissuto quegli anni. Racconta l’impegno di sua madre Carla nella ricerca della verità e di chi porta avanti il nome di Valerio Verbano.
    La nuova edizione del libro di Marco Capoccetti Boccia ci aggiorna sullo stato delle indagini, riaperte nel 2011 e giunte oggi a un momento cruciale, tra la possibilità della loro chiusura o di una loro svolta.

    Marco Capoccetti Boccia (1973) è nato a Roma, dove vive e lavora come educatore per l’infanzia e insegnante di arti marziali. Si è laureato in Storia Contemporanea con una tesi su Valerio Verbano. Ha pubblicato la raccolta di poesie Territori occidentali (Edizioni Oppure, 1999), le raccolte di racconti Non dimenticare la rabbia (Agenzia X, 2009) e Scontri di piazza (Lorusso, 2012).
    La prima edizione di Valerio Verbano – Una ferita ancora aperta è stata pubblicata nel 2011 da Castelvecchi Editore.

    PRESENTAZIONI CON L’AUTORE E INIZIATIVE

    • Venerdì 7 febbraio h. 19 Csa Astra (via Capraia 19); con l’autore interverranno Nunzio D’Erme, Stefania Fattori, Bruno Papale e Carla Pintucci – A seguire cena sociale a sostegno delle spese della mobilitazione antifascista
    • Mercoledì 12 febbraio h. 19 Sweet Bunch (via Casilina)
    • Sabato 15 febbraio h. 18.30 Csoa La Strada
    • Domenica 16 febbraio h. 18 Csoa Forte Prenestino
    • Mercoledì 19 febbraio h. 17.30 Biblioteca Ennio Flaiano (via Monte Ruggero 39)
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  • A partire da 4,99

    Sono quella che non voleva una vita sottomessa. Sono quella che non ha potuto crescere i suoi figli. Non abbiate pietà di me, la mia vita l’ho scelta e l’ho[...]

    Di morire libera – La vita ardente di Michelina Di Cesare, briganta

    A partire da 4,99

    Sono quella che non voleva una vita sottomessa. Sono quella che non ha potuto crescere i suoi figli. Non abbiate pietà di me, la mia vita l’ho scelta e l’ho vissuta, e sapevo pure come sarebbe finita.
    Andava bene anche di morire, ma di morire libera.

    1860. Con l’invasione del Regno delle Due Sicilie l’Italia è stata appena unificata sotto la monarchia sabauda. Quando diventa chiaro che Francesco II di Borbone non tornerà più sul trono di Napoli, tutti coloro che hanno combattuto fino a quel momento credendosi militari clandestini diventano “briganti” e vengono relegati ai margini della società, braccati e piegati. Tra questi c’è una donna, destinata a diventare un’icona di quell’era. Si chiama Michelina Di Cesare.
    Di lei si tramandano foto false realizzate in studio con una modella, a soddisfare la famelica curiosità voyeuristica del tempo, che con triste ironia diventano – e restano fino a oggi – il simbolo di una rivolta in chiave femminile agli abusi sabaudi. Ma l’unica vera foto di Michelina è un’immagine terribile, che la ritrae dopo l’uccisione, a seno scoperto e incinta.
    Ma chi era davvero questa donna? Qual è la sua parabola e perché è necessario salvarla dall’oblio?
    Monica Mazzitelli ricostruisce la storia epica e vera di una donna memorabile, in un romanzo incalzante, modernissimo, a tratti sanguinoso e lurido, femminista e anarchico, potente e scritto «con le lacrime sempre in tasca».

    Introduzione di Vincenzo Di Brango

    Monica Mazzitelli è nata a Roma nel 1964 e vive a Göteborg (Svezia). Scrittrice e regista, ha pubblicato un romanzo per Rizzoli alcuni anni fa (sotto pseudonimo), ha curato l’antologia Tutti giù all’inferno (Giulio Perrone Editore), è caporedattrice di La poesia e lo spirito, e ha tenuto il blog Tu, quore! per l’Unità. Ha pubblicato racconti in vari volumi e ha collaborato con importanti testate con articoli, racconti e recensioni, tra le quali Nazione Indiana, Carta, Diario, Accattone, Micromega.
    Come regista ha diretto Dignity, documentario pluripremiato, insieme a altri due cortometraggi, Midsommar e The Coltrane Code, selezionati per oltre un centinaio di festival internazionali.
    Nel 2002 ha fondato il gruppo de iQuindici, costola della Wu Ming Foundation, che ha diretto fino al 2009.

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